La mia Pittura Venezia: riflessi... trasparenze... visioni...

Tutte le opere di questo ultimo ciclo pittorico del maestro Vittorio Giardini hanno come ambiente elementi caratteristici di Venezia. Venezia, città d'arte per eccellenza, musa ispiratrice per i più grandi maestri d’arte, crogiolo di culture, contaminazione perfetta tra l’architettura d’occidente e quella d’oriente, città dove luce e colore si rincorrono per fondersi in un “unicum” di perfezione fuori della storia e senza tempo.

La Venezia che ci viene presentata in queste opere, non è più la Venezia classica dipinta dagli artisti del Grand Tour dal XVII al XIX secolo. E’ una Venezia vista attraverso l’interposizione dei vetri artistici, riflessa nelle vetrine dei negozi, dove maschere diventano rappresentazioni dei comportamenti umani, o diventano esse stesse emblema degli antichi fasti della città. Eterei profili di figure umane perturbano il silenzio di una gondola in attesa. Visioni che si scompongono e si coniugano in una magistrale armonia d’insieme, evocando nello spettatore suoni, canti, colori, umori, percezioni, sensazioni, silenzi.

Oggi nella nostra società il dialogo è soppiantato dal monologo; protagonisti e comparse non interagiscono più. Vittorio non vuole che le sue opere trasmettano al fruitore una visione precostituita e universalmente riconosciuta, ma lascia libertà nell’immaginazione. Ogni opera schiude a sempre nuove introspezioni intimistiche che suggeriscono un dialogo ed un confronto aperto che inizia dalla visione e termina con l’emozione. Vittorio Giardini, attento osservatore dell’animo umano, desta così l’uomo contemporaneo a riappropriarsi della capacità di esprimere con emozioni la propria coscienza interiore, assopita dalle comunicazioni di massa.

 

Dr. Aldo CagliariPonti sul Mincio, 02 Agosto 2017


Considerazioni sull'arte di Vittorio Giardini

Vittorio Giardini novello Diogene della pittura che cerca non tanto l'uomo inteso in senso morale, ma sempre nuove soluzioni nel gran pelago delle tentazione innovative in campo pittorico, perseguendo una propria soluzione intellettuale. Soluzione che pure fidando nella forza espressiva del colore, non si avvale di picchi cromatici esaltanti, ma l'autore come un accorato e sensibile musicista ne dosa le lunghezze d'onda smorzando ogni esaltazione a tutto vantaggio di accordi tonali estremamente indovinati e ricchi di significati. La sua è comunque una ricerca che non si prefigge effetti eclatanti destinati a fini puramente estetici, perchè scava nel profondo degli animi evocando sensazioni da tempo sopite. Infatti le immagini appena accennate che affiorano dal contesto come una delicata filigrana, più che suggerire una chiave di lettura del dipinto, lasciano scaturire una ridda di sensazioni che vanno dal romantico, al simbolico ed a una toccante nostalgia. E' un mix che provoca nell'osservatore l'impressione di aver già vissuto le scene e le situazioni che con tanta discrezione gli vengono proposte. In sostanza però si può dire che la pittura di Giardini va ben oltre gli effetti estetici e sentimentali perchè si pone sopratutto a cavallo fra il piano psicologico e quello divinatorio avvolti entrambi in un manto surreale, lasciando anche grande spazio alla fantasia individuale del fruitore introducendo spesso "ad hoc" misteriosi simboli di ispirazione storica, filosofica e sacrale.

Richiamando i misteri dello sciamanesimo, colloca le sue figure essenziali in una confusa, dinamica e rarefatta bolgia cromatica, evocando una sorta di "mitologia di spiritelli". il tutto per simboleggiare idealmente l'elevazione dello sciamano verso i lidi extraurbani nel tentativo di interpretare il volere di entità superiori, divinità o forze naturali e di intuirne la volontà riguardo gli eventi futuri, sia per quanto riguarda i processi meteorici. siccità, piogge abbondanti, bontà del raccolto e della caccia, o quanto riserva il destino di un singolo individuo o di una intera tribù; talvolta interpretando anche la guarigione dei sofferenti o la fine di una epidemia.

L'autore illustra ottimamente da un punto di vista strettamente pittorico, il confuso bisogno dell'individuo anche primitivo di dare figura a quello che oggi definiremmo come "bisogno metafisico" già presente in embrione anche agli albori dell'umanità. Bisogno che ha dato luogo a tante credenze, superstizioni e, quando l'uomo ha preso coscienza di sè, a tante diverse filosofie e credenze religiose. A questo proposito i dipinti di Giardini lasciano immaginare il tormento interiore e fisico dello sciamano che cerca la verità nell'estasi intesa come elevazione spirituale rendendolo libero dai vincoli terreni. Estasi evocata da riti propiziatori, talvolta anche con l'assunzione di sostanze allucinogene, oppure molto spesso perchè il soggetto è in possesso di particolari doti psichiche che gli consentono di assumere il ruolo di mediatore fra l'uomo e vere o presunte entità extraterrene.

I suoi quadri vanno come già detto oltre l'eccitante valore estetico, simbolico e se vogliamo anche romantico, che già ne determinano l'alto spessore artistico, ma esplorano se pure idealmente anche le credenze sciamaniche, conferiscono a tutta la sua opera un forte valore aggiunto. In quanto alle normali sensazioni che può dare un vero quadro d'arte, si somma quel brivido che lo sconfinamento nel campo strettamente spirituale, con tutti i misteri ad esso connessi, costringe la fantasia a fare un salto di qualità. Così che il nostro sciamano, individuo dotato di facoltà extrasensoriali e taumaturgiche diventa profeta e sacerdote, costringe noi comuni mortali ad entrare con lui nel suo limbo tutto astratto sospesi fra la realtà, la fantasia, fra le ipotesi razionali ed il futuribile. Un mondo confuso, evanescente, ma anche affascinante che si presta a formulare tante presunte certezze. L'autore lascia comunque ad ognuno dei fruitore delle sue opere la libertà di adattare il proprio pensiero ai suggerimenti che possono trasparire dai dipinti, consentendogli così di trovare un "modus vivendi" tutto intellettuale che sia il risultato della simbiosi fra la potenza dell'espressione artistica e la forza del pensiero umano.

 

Ottavio BorghiFebbraio 2015